Paolo & Ugo

Non dimenticherò mai il modo in cui ho incontrato te e le tue orecchie la prima volta. Eri ancora un cucciolo, ma il tuo essere bullo e tenero emergeva in modo lampante da come camminavi come il rais di una cittadina dell’hinterland milanese e da come chiedevi affetto con quel mugugno che sembrava una nenia da ora della preghiera islamica in tempo di ramadan al calar del sole.

Diciamo che crescendo le tue asperità caratteriali, usando un eufemismo, sono venute fuori. Quando ti sei trasferito a casa mia, pensavi di essere fidanzato con me, ovviamente con te nella posizione di uomo forte e dispotico della coppia. Ci ho messo del tempo ad affrancarmi. Prima abbiamo incontrato i teorici della leadership morbida innaffiata dal prozac. Ti eri abbastanza rincoglionito ma non smettevi quando arrivava l’occasione giusta di essere un vero stronzo, con me e con gli altri. Per non parlare della seconda volta in cui hai accolto la mia compagna Laura in casa. Quando hai capito che non era proprio un’ospite estemporanea diciamo che le hai fatto capire con le brutte che non avevi proprio piacere di condividere l’appartamento anche con lei. A quel punto i teorici della leadership autorevole, ma non autoritaria, vacillavano, ma continuavano a dare la colpa alla tua sordità, a qualche possibile rotella fuori posto (ipotesi che due anni più tardi una TAC successiva avrebbe sconfessato in pieno), al mio non saper coniugare in pieno i dettami coranici della “leadership autorevole ma non autoritaria”.

Poi d’improvviso è arrivato Leo. E-dog non esisteva ancora, ma le competenze di Leo erano già lì. Il primo incontro è stato degno delle migliori scene del film “L’esorcista”. E’ bastato però poco affinché le pratiche suggerite da Leo facessero il loro effetto. Non eri più un cane impasticcato. Eravamo divenuti una coppia molto più bilanciata e fedele a secoli di evoluzione del cane e dell’uomo. Eri infatti il migliore amico dell’uomo, più di prima e come prima, ma avevi capito che ero io a gestire le risorse e a te spettava semplicemente il compito di farti proteggere da me e affiancarmi. Il luogo delle tue dormite e dei momenti di relax si era spostato dal divano al kennel, uno strumento che solo qualche mese prima sarebbe sembrato a me come una prigione foscoliana. Il cibo non si mangiava più con delle supplichevoli nenie al cospetto di chi era seduto a tavola. Era incredibile come un cambiamento radicale fosse accaduto applicando pochi semplici principi, segno del fatto le corrette modalità di rapporto con l’uomo erano scritte nei tuoi geni plasmati da secoli di evoluzione del rapporto cane-uomo. Certo la ritrovata vita di coppia non ti esulava a volte di essere un po’ stronzo con Laura, con mio papà, e con i tuoi cugini cani, la tenera Tullia ed il mite Hercules.  Chi più o chi meno aveva però imparato ad accettare i tuoi momenti fumantini, che forse erano solo il risultato della tua sordità o del non aver corretto le tue asperità quando eri un cucciolo da copertina. Intanto eri divenuto pure un cane montanaro, e ci accompagnavi spesso nelle nostre camminate in montagna sia di inverno che di estate. Rimarrà negli annali quella volta in cui hai seminato il panico in un pascolo di mucche da alpeggio in Valle Fredda.

In questa riscoperta del rapporto con te mi hai dato la possibilità di impratichirmi con la leadership, soprattutto nei momenti in cui serve il coraggio per essere duri, determinati ed andare fino in fondo. E’ qualcosa che non è facile applicare con gli umani, avere avuto un cane come te mi ha dato il privilegio di impararlo.

Poi arriva il capitolo triste della storia. Qualcuno ti ha avvelenato e hai sconfessato la nostra convinzione che con la tua baldanza e cocciutaggine avresti finito per sotterrarci tutti. Ma il compito di queste righe non è piangere o far piangere chi le legge, ma semplicemente raccontare quanto può essere straordinario ed istruttivo avere un cane e imparare a condurlo con dolcezza e determinazione. Grazie Ugo, per questo e per molto altro.

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